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Cistoscopia flessibile

Le prime esperienze cliniche con gli endoscopi flessibili a fibre ottiche in campo urologico sono state riportate nei primi anni '60; tali strumenti erano frutto di un'evoluzione che, a partire dalle prime gastrocamere, ha permesso lo sviluppo ed il perfezionamento di endoscopi flessibili ad uso specialistico.
Sono così nati in urologia il cistoscopio, l'ureteropieloscopio ed il nefroscopio flessibile, strumenti che hanno permesso di migliorare la diagnostica endoscopica e di ampliare le indicazioni ad una terapia endourologica di numerose patologie urologiche. Il passaggio dalla fase di sperimentazione sull'uso degli strumenti flessibili in endoscopia e la commercializzazione dei primi cistoscopi è stato piuttosto lento ed ostacolato principalmente per due ragioni:

1.     l'eccellente qualità d'immagine dei cistoscopi tradizionali (a lenti);

2.     il costo più elevato degli strumenti flessibili e la loro fragilità.

Il Citoscopio flessibile

Il Cistoscopio Flessibile
Dal punto di vista tecnico il cistoscopio flessibile è composto da diverse parti:

1) Guaina e tubo di inserzione
È il tratto flessibile ed angolabile che parte dall'impugnatura e termina con l'estremità distale. È lungo 70 - 80 cm, di diametro 16 Fr. All'interno si trovano:

·         Il sistema che trasporta l'immagine; gli strumenti di ultima generazione hanno un "microchip" disposto sulla punta dello strumento, per cui si ha una trasmissione digitale dell'immagine e quindi una migliore definizione rispetto al vecchio sistema alveolare a fibre ottiche.

  • Il canale operativo (di calibro 5 Fr)

  • I tiranti per il movimento dell’estremità distale

  • I fasci di fibre che trasportano la luce

2) Estremità distale
È l'ultima porzione del cistoscopio flessibile, ha lunghezza di 6-7 cm e ha la caratteristica di avere una deflettibilità attiva; è possibile cioè far effettuare flessioni ed angolazioni composte fino a 240°.

3) Impugnatura o unità di controllo
Presenta i seguenti componenti:

·         Anello della messa a fuoco che consente di regolare il fuoco del sistema a seconda del sistema diottrico dell’operatore o della telecamera

·         Rubinetto a due vie con foro di entrata per il liquido di lavaggio e foro di entrata del canale operativo

4) Leva di controllo dell'angolatura distale
Vi partono i tiranti che permettono di angolare l'estremità distale verso l'alto o verso il basso.

Indicazioni e limiti della cistoscopia flessibile

È ancora opinione comune che i cistoscopi rigidi siano in grado di offrire una migliore chiarezza visiva e possibilità procedurali più ampie e più semplici rispetto la cistoscopia flessibile. Tuttavia il cistoscopio flessibile, oltre ad essere uno strumento estremamente versatile, è in grado di offrire altri vantaggi non meno importanti soprattutto per il paziente.

Le sue indicazioni diagnostiche comprendono tutte quelle della cistoscopia rigida come il follow-up e la sorveglianza delle neoplasie vescicali, l'inquadramento diagnostico delle ematurie e delle microematurie, l'ispezione della cavità vescicale.

Le caratteristiche di flessibilità, di manovrabilità e di atraumaticità rendono questo strumento più indicato di quello rigido nell'esplorazione di neovesciche, nel controllo delle anastomosi uretro-vescicali ed uretero-intestinali, nel follow-up delle uretroplastiche e nella diagnostica delle stenosi dell'uretra, nell'esplorazione dei diverticoli vescicali ed uretrali, nella valutazione del corretto posizionamento di endoprotesi uretrali, nel seguire tramiti fistolosi, nell'esplorare le vesciche di pazienti con grosse prostate o che presentano anomalie del collo vescicale.

Diventa uno strumento insostituibile se si ha la necessità di esplorare pazienti che non possono o hanno grosse difficoltà a muoversi come pazienti politraumatizzati, pazienti con fratture del bacino, pazienti paraplegici, pazienti anziani particolarmente defedati.

Ultimo aggiornamento 08/02/2010